ALICE ❤️ E LA SUA MISSIONE
Sono cresciuta con il mito di una cugina di mia nonna che ha trascorso tutta la sua vita in Rwanda come missionaria, e da piccola mi dicevo sempre “quando sarò grande anche io andrò a dare il mio piccolo contributo dove c’è bisogno”.
Così ho messo il fare volontariato nella mia TO DO LIST, e lì è rimasto, per anni e anni, fino a pochi mesi fa.
Ma ho cominciato il 2025 con una promessa a me stessa: non procrastinare. Agisci, fai.
Chi dice che non trova il tempo di fare le cose ha ragione: perché il tempo non si trova, si crea.
Il momento perfetto per fare una cosa non esiste, esiste solo la voglia di raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri desideri. Quel “prima o poi lo farò” si è trasformato in “ok, è arrivato il momento: quest’estate parti e vai”.
Così mi sono avvicinata alla Hands of Love tramite una mia cara amica.
Parlando con Costanza e Francesca mi sono sentita ripetere più volte: non sarà una vacanza, ci vorrà spirito di adattamento, saranno giorni intensi con una tabella di marcia serrata e mille cose da fare e a cui pensare.
Ma non era l’aspetto “operativo” che mi spaventava.
Mi conosco, sono una persona particolarmente emotiva ed empatica, che piange se vede una bella farfalla volare o se ascolta in una pubblicità una canzone che la fa commuovere.
Ciò che mi preoccupava era l’impatto emotivo che avrebbe avuto su di me il ritrovarmi in un mondo che nulla ha a che fare con il mio, con il nostro. E soprattutto, cosa avrei potuto provare nel conoscere quella che oggi posso chiamare “la mia bimba”.
Perché si, alla fine mi sono trovata dentro un progetto ancora più grande. Non solo il volontariato, ma l’adozione di una bambina dolcissima, Lynette, 7 anni, che vive con la nonna e i fratelli.
Non ho fatto in tempo ad arrivare in Uganda che subito il giorno successivo mi hanno portato a conoscerla. Nel tragitto mi sono stupita: “cavolo Ali, questo è un giorno importante, guarda lì come sei tranquilla”.
Poi il pulmino si è fermato, e guardando la sua casa di mattoni il mio cuore è impazzito e le lacrime hanno iniziato a scendere. “Stai per conoscerla, la bimba che fino ad ora hai visto solo in foto, è reale, è qui, anzi, io sono qui.”
E nel nostro primo abbraccio ho sentito un amore e un senso di responsabilità infinito, come se la sua salute, il suo futuro, la sua istruzione, dipendessero da me.
Io non ho figli al momento, anche se un giorno mi piacerebbe moltissimo diventare mamma, ma è come se in quell’abbraccio mi ci fossi un po’ sentita. E mi piace pensare che magari anche lei mi possa vedere come la sua mamma o un qualcosa di simile, dato che non ha più la sua.
Ogni volta che dopo essere state un po’ insieme la salutavo, le dicevo che ci saremmo riviste, ma niente: cominciava a piangere. Ed io vedevo questa bimba tornare a casa a piedi da scuola, in lacrime. Con il mio cuore che si stringeva come si strizza un limone.
A chi mi chiederà “Ali com’è andata? Che mi racconti?” …Eh. Bella domanda. Non so mica cosa rispondere.
È andata che laggiù ci ho lasciato un pezzo di cuore. Credo racconterò della loro estrema gratitudine nel ricevere una semplice caramella, dei loro occhi spalancati nell’avere tra le mani una maglietta nuova, dei loro sorrisi che contraccambiano il tuo, delle corse e degli abbracci ogni volta che ti vedono arrivare.
A chi mi chiederà “come è andata?” risponderò: parti e lo saprai. Perché le parole, per quanto possano avere un peso e un significato, non bastano.
E mi sento di dirvi questo: non pensate di essere solamente un puntino nell’universo e che quello che fate o non fate sia irrilevante o poco importante. Quello che ognuno sceglie di fare, seppur nel suo piccolo, vale. Specialmente se del proprio operato ne beneficiano altre persone.
Ti sembra di aver dato poco, ma quel poco per qualcuno può essere tutto.
Grazie a Costy e a Peter che hanno creato tutto questo: avete reso il mondo un posto migliore.
Alice 💘