July-AUGUST 2025 mission
Our volunteers

Stefania, Antonella, Nunzia e Claudia

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Distribuzione dei vestiti, di assorbenti lavabili per le ragazze, di coperte e materassi.

Disegni con tempere, giochi, balli di gruppo e tanto divertimento!!

Ad inizio luglio i bambini della St Mary School hanno avuto la possibilità di partecipare alla gita scolastica. La gita fa parte delle attività didattiche dirette dal Ministero dell'Istruzione e dello Sport dell'Uganda. Questa attività si svolge una volta all'anno con il supporto di genitori, tutori o sponsor. Per molti di loro è la prima volta che viaggiano in autobus, viaggiano lontano da casa, vedono una bella strada e anche esplorano lo splendido paesaggio del Lago Vittoria e gli animali selvatici dello zoo. Ringraziamo x il vostro supporto che ha reso tutto questo possibile per i nostri bambini.

Con i fondi raccolti alla cena di novembre stiamo costruendo la recinzione di tutto il complesso scolastico ed il cancello di ingresso. Il costo totale preventivato è di euro 8.000,00. I lavori sono iniziati. Speriamo di finire il tutto entro la fine di settembre. Grazie a chi ha partecipato alla cena di raccolta fondi!


STEFANIA ❤️ E LA SUA MISSIONE
Il mio viaggio in Africa è stato il realizzarsi di un desiderio che avevo fin da giovane e assieme agli spostamenti in moto, senza casco e fuori da ogni regola stradale, con i taxi del luogo, i mitici “boda boda”, è stato un riassaporare il gusto della “giovinezza”. Ci sono certi momenti dove la Vita sembra prepararti la strada, sembra farsi strada e a te non rimane che percorrerla: la mia partenza per l’Uganda, per la velocità e la facilità con cui tutti i tasselli del viaggio si sono composti, è stata un po’ così: il 7 di giugno Peter dandomi notizie della bambina a cui faccio da sponsor, mi aveva invitato ad andarli a trovare ed io, un po’ anche per gioco, avevo risposto di sì, il 2 luglio ero già in volo! L’idea di un viaggio che mi consentisse di conoscere un’altra cultura, senza rimanerne alla sua superficie, come una semplice turista, che mi permettesse di coinvolgermi e dare il mio piccolo contributo, mi entusiasmava e mi motivava. E fin dall’inizio mi è stata offerta questa possibilità: il primo giorno la povertà delle abitazioni mista alla bellezza dell’umanità che vedevo, la loro accoglienza cordiale e riconoscente, mi hanno portato alla commozione e fino alla sera è stato un po’ tutto così. Con le altre volontarie, con cui si sono stabiliti subito dei bei rapporti di vicinanza e collaborazione, abbiamo potuto partecipare alla quotidianità di Peter e di Costanza, al loro farsi presente nelle scuole, nelle case, nelle famiglie e nella vita delle persone del luogo. Il loro “scendere” a visitarle, il loro prendersene cura, il loro prendersele a cuore è una delle cose che mi ha fatto vedere la possibilità di un mondo dove l’umanità è un'unica famiglia, dove la fatica e il dolore, il sollievo e la gioia dell’altro, diventano le tue. E’ stato un po’ come quando il cielo e la terra si uniscono e la ricerca del senso della vita sembra acquietarsi perché quel senso tu lo stai semplicemente vivendo. Nel lavoro dell’Associazione e delle tante persone che vi operano ho visto il “fiorire del deserto”, ho visto la concreta possibilità di lasciar passare quel raggio di sole, quella pioggia primaverile che diventa per tanti piccoli ma anche per i più grandi la possibilità di un futuro, di un’opportunità di vita dove le loro stesse vite possono germogliare e venire alla luce. Quello che mi porto dietro di questo paese è il sorriso, la forza, la festosità accogliente dei bambini che con i loro occhi grandi sbucano fuori da ogni parte, anche in certe zone della jungla dove mai mi sarei aspettata di vederne uno; la calda accoglienza e la riconoscenza degli adulti che nella loro povertà sono capaci di una grande generosità. Scopro anche di portarmi dentro un desiderio, un po’ come un appello: che quel faticoso lavoro che è la loro vita riceva una giusta ricompensa, sempre più all’altezza del loro sacrificio e dei loro più profondi desideri e sogni!
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CLAUDIA ❤️ E LA SUA MISSIONE
Scrivo queste parole cinque giorni dopo il mio ritorno in Italia, perché ho avuto bisogno di tempo. Tempo per raccogliere i pensieri, per comprendere davvero cosa mi ha lasciato questa esperienza straordinaria. L’Uganda mi ha insegnato cosa vuol dire sognare. L’ho visto nello sguardo di ogni bambino che ho incontrato: occhi pieni di desideri, di speranza, di futuro. Sognano senza avere gli strumenti che abbiamo noi, e forse proprio per questo ci credono con una forza assai maggiore. In Uganda ho capito che non sempre si può scegliere, perché spesso le scelte non esistono. E allora penso a noi, ai miei coetanei, che di possibilità ne abbiamo fin troppe e che proprio nella libertà di scegliere a volte ci perdiamo. Forse dovremmo imparare a vedere questo privilegio per quello che è: un privilegio, non un peso. L’Uganda mi ha ricordato che non c'è alcuna differenza: i bambini vogliono giocare, vogliono imparare; i ragazzi vogliono crescere, studiare, costruire un domani. Come noi. In realtà non c'è nemmeno un Noi e un Loro, come non c'è un qui e un là. Porto a casa tante lezioni, ma soprattutto un amore travolgente. Se sono riuscita a restituirne anche solo una parte, anche solo un frammento, allora sono grata. Ho provato a regalare ai bambini qualche attimo di spensieratezza, a farli sentire, almeno per un po’, solo bambini, e non piccoli adulti. L’Uganda resta nel cuore. Per la sua terra rossa, le distese verdi, il caos rumoroso delle città, il silenzio pieno della giungla. Per i sorrisi gioiosi dei bambini e per l'accoglienza sincera degli adulti. L'Uganda è lontana ma ha avuto la capacità di farmi sentire davvero a casa.

Alessandro e Alice

ALESSANDRO ❤️ E LA SUA SECONDA MISSIONE
Sono trascorsi questi giorni tutti d'un fiato... e come in un film stanno passando adesso nella mia mente! Come spiegare una missione in Africa? Cosa dire di questa mia seconda esperienza in Uganda? se la prima volta è stata come il primo bacio tra innamorati dove la passione, l'incoscienza e la voglia di buttarsi prendono il sopravvento, la mia seconda volta è stato come un secondo bacio: desiderato a lungo, ragionato, più voluto e consapevole! Le emozioni sono state infinite: quante strette di mano, abbracci, sorrisi per non parlare della gioia di queste persone di vederti nel loro mondo, nella stessa terra rossa che camminano tutti i giorni! Ringrazio ancora Costy e Peter di avermi permesso di ripetere questa esperienza e di mettere presso il loro ospedale un ricordo in nome di mio zio a migliaia e migliaia di chilometri da casa in Italia... una casa che ho ritrovato anche qui: nei volontari che hanno condiviso questi giorni con me, nell'abbraccio di Joyce e nella gioia di lei e di suo babbo per poterle permettere di proseguire negli studi e nella mano e negli occhi di Timothy che...mi lasciano senza parole e che mi hanno fatto battere il cuore quando...ho pensato di perderlo per un paio di minuti al Caffè Java! Mi manca già tanto tutto questo ma...sono sicuro che è un arrivederci! 
ALICE E ALESSANDRO
ALICE ❤️ E LA SUA MISSIONE 
Sono cresciuta con il mito di una cugina di mia nonna che ha trascorso tutta la sua vita in Rwanda come missionaria, e da piccola mi dicevo sempre “quando sarò grande anche io andrò a dare il mio piccolo contributo dove c’è bisogno”. Così ho messo il fare volontariato nella mia TO DO LIST, e lì è rimasto, per anni e anni, fino a pochi mesi fa. Ma ho cominciato il 2025 con una promessa a me stessa: non procrastinare. Agisci, fai. Chi dice che non trova il tempo di fare le cose ha ragione: perché il tempo non si trova, si crea. Il momento perfetto per fare una cosa non esiste, esiste solo la voglia di raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri desideri. Quel “prima o poi lo farò” si è trasformato in “ok, è arrivato il momento: quest’estate parti e vai”. Così mi sono avvicinata alla Hands of Love tramite una mia cara amica. Parlando con Costanza e Francesca mi sono sentita ripetere più volte: non sarà una vacanza, ci vorrà spirito di adattamento, saranno giorni intensi con una tabella di marcia serrata e mille cose da fare e a cui pensare. Ma non era l’aspetto “operativo” che mi spaventava. Mi conosco, sono una persona particolarmente emotiva ed empatica, che piange se vede una bella farfalla volare o se ascolta in una pubblicità una canzone che la fa commuovere. Ciò che mi preoccupava era l’impatto emotivo che avrebbe avuto su di me il ritrovarmi in un mondo che nulla ha a che fare con il mio, con il nostro. E soprattutto, cosa avrei potuto provare nel conoscere quella che oggi posso chiamare “la mia bimba”. Perché si, alla fine mi sono trovata dentro un progetto ancora più grande. Non solo il volontariato, ma l’adozione di una bambina dolcissima, Lynette, 7 anni, che vive con la nonna e i fratelli. Non ho fatto in tempo ad arrivare in Uganda che subito il giorno successivo mi hanno portato a conoscerla. Nel tragitto mi sono stupita: “cavolo Ali, questo è un giorno importante, guarda lì come sei tranquilla”. Poi il pulmino si è fermato, e guardando la sua casa di mattoni il mio cuore è impazzito e le lacrime hanno iniziato a scendere. “Stai per conoscerla, la bimba che fino ad ora hai visto solo in foto, è reale, è qui, anzi, io sono qui.” E nel nostro primo abbraccio ho sentito un amore e un senso di responsabilità infinito, come se la sua salute, il suo futuro, la sua istruzione, dipendessero da me. Io non ho figli al momento, anche se un giorno mi piacerebbe moltissimo diventare mamma, ma è come se in quell’abbraccio mi ci fossi un po’ sentita. E mi piace pensare che magari anche lei mi possa vedere come la sua mamma o un qualcosa di simile, dato che non ha più la sua. Ogni volta che dopo essere state un po’ insieme la salutavo, le dicevo che ci saremmo riviste, ma niente: cominciava a piangere. Ed io vedevo questa bimba tornare a casa a piedi da scuola, in lacrime. Con il mio cuore che si stringeva come si strizza un limone. A chi mi chiederà “Ali com’è andata? Che mi racconti?” …Eh. Bella domanda. Non so mica cosa rispondere. È andata che laggiù ci ho lasciato un pezzo di cuore. Credo racconterò della loro estrema gratitudine nel ricevere una semplice caramella, dei loro occhi spalancati nell’avere tra le mani una maglietta nuova, dei loro sorrisi che contraccambiano il tuo, delle corse e degli abbracci ogni volta che ti vedono arrivare. A chi mi chiederà “come è andata?” risponderò: parti e lo saprai. Perché le parole, per quanto possano avere un peso e un significato, non bastano. E mi sento di dirvi questo: non pensate di essere solamente un puntino nell’universo e che quello che fate o non fate sia irrilevante o poco importante. Quello che ognuno sceglie di fare, seppur nel suo piccolo, vale. Specialmente se del proprio operato ne beneficiano altre persone. Ti sembra di aver dato poco, ma quel poco per qualcuno può essere tutto. Grazie a Costy e a Peter che hanno creato tutto questo: avete reso il mondo un posto migliore. Alice 💘

Matteo, Maria, Benedetta, Martina, Noemi, Francesco, Viola, Claudio e Clara

I ragazzi hanno portato ciascuno 3 valigie da stiva da 23kg. Questo ci permette di distribuire nei nostri villaggi dove operiamo altri 621 kg tra abbigliamento, scarpe e materiale sanitario!

Con le nostre volontarie abbiamo organizzato visite mediche gratuite, test, donazioni di medicinali.

Francesco e Matteo allenano i ragazzi alla St. Mary School per il torneo di calcio che si terrà nei prossimi giorni.

Balli e divertimento non mancano mai!!

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